Gioscia | Peretti | Canto – 8 Giugno 2016

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Il GIGA è lieta di presentare, dall’8 al 15 giugno presso la sede dell’Associazione, una selezione di lavori degli artisti Matteo Peretti (Roma, 1975), Ludovica Gioscia (Roma, 1977) e Stefano Canto (Roma, 1974).
I tre artisti, seppure accomunati dal luogo di nascita e dalla vicinanza in termini di età, sviluppano ricerche artistiche differenti pur partendo da un presupposto comune: l’investigazione dell’umanità nelle sue molteplici sfaccettature.
Mentre Ludovica Gioscia è affascinata dal processo compulsivo di accumulazione e distruzione tipico della società consumistica, l’interesse di Stefano Canto verso la condizione umana si esprime nel rapporto che si instaura tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda, identificabile nella sua espressione più razionale come l’architettura o gli oggetti e il loro significato; la ricerca di Peretti invece verte su quelli che vengono definiti come “paradigmi dominanti”, ovvero i codici della cultura imposti dalla società in cui viviamo, interrogandosi su come ed in che misura determinano la nostra conoscenza del mondo e plasmano la nostra esperienza.
Al di là delle differenze individuali, un sottile fil rouge collega le opere in mostra, che presentano un fondo tematico identificabile come naturale e umano, ambientale e sociale al tempo stesso. Così i “Debrocks” di Gioscia nascono dalla compressione di riviste intere in strutture che hanno la consistenza e forma di vere e proprie rocce, dando vita ad una geologia del consumo fantastica e fantascientifica; le “Carie” di Canto rappresentano al contrario un processo che parte da un elemento naturale, il tronco di un albero, svuotato però nel tempo da agenti patogeni causati dalla crescente antropizzazione dell’ambiente naturale, lasciando dietro di sè solo una traccia umana dell’elemento originario, il calco; “Baby Pool” di Peretti rappresenta invece la più naturale e significativa condizione umana, l’infanzia rappresentata dalla piscina per bambini, snaturata però del suo significato originario attraverso la presenza di una pozza di petrolio al posto dell’acqua, simbolo per antonomasia di purezza e innocenza.
La ricerca dei tre artisti, rivolgendosi ad aspetti di natura globale, quali l’inquinamento, il consumismo, e più in generale lo spreco di risorse nel pianeta in cui viviamo, può avere come chiave di lettura univoca quella di una sorta di “ecologia del sociale”, ovvero una lettura dell’elemento umano e sociale tramite l’elemento naturale e viceversa, che spinge alla riflessione circa la condizione umana e i limiti che essa si impone nel proprio agire nel mondo.

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